Avete presente quando è l’ora di fare festa, il corpo manda chiari segnali di stanchezza, la performance degrada… insomma, quando è il momento di uscire dall’acqua e riporre l’attrezzatura.

A questo sommate che il Ponente che tirava oggi a Vada aveva deciso di rinforzare oltremodo proprio in concomitanza col momento di cui sopra, raggiungendo raffiche che a occhio e croce potevano sfiorare tranquillamente i 40 nodi…

… e ora spiegatemi perche cazzo ho voluto per forza fare quell’ultimo bordo, e soprattutto cosa mi ha spinto, in quelle condizioni, a passare vicino alle barche ormeggiate.

Praticamente l’ultimo ricordo di prima dell’impatto è un motore fuoribordo nero alato, poi nonostante si narri che sia uscito dall’acqua con le mie gambe, e che abbia anche ripiegato  e riposto la vela, mi ricordo solo alcuni vaghi sprazzi in cui chiedo a qualcuno di portarmi a riva l’attrezzatura mentre mi siedo in terra, mi tolgo la muta, salgo sul furgone (che guiderà il Lucano, per fortuna).

I ricordi lucidi ricominciano all’incirca dopo aver mangiato un panino sulla via del ritorno, probabilmente interpretato dal corpo come segnale di cessato allarme.

Il risultato è una grossa tumefazione sulla scapola destra e una frattura all’ottava costola.

Non avevo mai sperimentato prima uno stato di choc, ma a quanto pare sembra che il mio pilota automatico abbia reagito bene 🙂

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