Dopo questa lunghissima mesata di tempo brutto, finalmente ieri sono potuto tornare in Pizzorne per staccare un po’ i piedi da terra.

All’inizio sembrava quasi che non si potesse volare: c’era un’estesa copertura di strati che impediva al sole di scaldare il terreno, e per di più il decollo era ben dentro la nube, ma dopo un po’ abbiamo cominciato a vedere qualche sprazzo di sole, la base si è alzata un pochino ed abbiamo deciso di provarci.

È venuto fuori un volo strano, eravamo costantemente sovrastati da questo basso e uniforme soffitto di nuvole, ma con un po’ di  pazienza si riusciva a stare su abbastanza bene, sfruttando ora le “ventate” che si impennavano sui costoni, ora le termiche provenienti dalla piana un po’ più soleggiata, e siamo stati in volo per circa un’ora ed un quarto.

In un paio di occasioni sono stato tirato dentro dalla nube ed ho dovuto usare la bussola per assicurarmi di non volare verso la montagna; la terza volta che sono entrato in nube invece ero già lontano dal costone, verso il letto del Serchio, e la termica che mi portava su era abbastanza robusta. Ho sperato di bucare la nube e godermi qualche istante di sole al di sopra di essa, ma non c’è stato niente da fare: nel giro di pochi secondi mi aveva già sputato di nuovo fuori.

A farci compagnia era venuto Marco da Roma, e per dimostrarci che anche con 25 anni di esperienza non si è mai immuni dal combinare bischerate, si è fatto fregare dal vento forte in atterraggio ed è andato a finire nei rovi (fortunatamente senza alcuna conseguenza, se non per i pantaloni).

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