Ieri a Massanera ci è inaspettatamente scappato un gran bel volo!

La giornata sembrava una di quelle in cui si sta tutto il giorno in decollo e poi si torna giù in macchina, ed infatti per molti è stata proprio così. Paolino è decollato per primo, abbastanza presto, ma ha fatto un buco clamoroso e non è neanche arrivato all’atterraggio ufficiale; io, Giovanni e Marco eravamo già imbracati e con la vela pronta, ma se un manico come lo Zanaboni aveva bucato, che speranze potevamo avere noi? Abbiamo rimesso le vele all’ombra e ricominciato il parlapendio.

Dopo un paio d’ore, durante le quali il vento era aumentato ma aveva cominciato a fare delle pause abbastanza lunghe, approfittando della momentanea assenza del Bovaro (il sottoscritto, quando ha in testa il cappello d’ordinanza), il Bove Giovanni è scappato in aria, andandosi un po’ ad infognare nella vallata a destra del decollo ma dimostrando che comunque si poteva decollare.

il Bovaro col cappello d’ordinanza

Io e Marco ci siamo scambiati un cenno ed alla pausa successiva del vento eravamo in volo: botte da orbi vicino al pendio, ventate improvvise che ti bloccavano l’avanzamento sparandoti 30 metri in alto ed a tratti si sentiva chiaramente la vela fremere preannunciando una chiusura. Un quarto d’ora di questa danza e decido di partire verso l’atterraggio, transitando prima sotto un bel cumulo: o aggancio lì, o fine del volo! Mi accorgo che Marco, un centinaio di metri alla mia destra, ha fatto la stessa scelta e quindi procediamo paralleli; lui ha un po’ più di fortuna e perde un po’ meno quota, ma non troviamo niente finchè non abbiamo quasi il culo per terra, a quel  punto sopra l’abitato di Reggello agganciamo una termica inizialmente deboluccia, ma dopo solo un paio di giri spettacolare, che ci ha riportato con valori anche di +5 m/s da meno di 600m dove eravamo, fino in base cumulo a 2350m! Mi è stato raccontato successivamente che Paolino, tornato in decollo, saltellava eccitatissimo facendo il tifo per noi esclamando “Incredibile, incredibile! Bravi ragazzi!” 🙂

Una volta raggiunta quella quota, dovevamo pur farci qualcosa, no? Non si sprecano i Doni Celesti! Marco mi grida “vieni dietro a me” e partiamo verso Sud, appesi alla strada di cumuli e con velocità che superavano anche i 60 km/h.
Con quelle velocità era scontato che non saremmo potuti mai tornare indietro controvento, ma questo mi ha fatto un effetto stranamente rilassante: abbiamo eliminato il problema di tornare all’atterraggio, adesso pensiamo a volare, poi si vedrà come fare.

Passato il Pratomagno ci siamo trovati un po’ scarrocciati dietro al crinale, e mentre io ero ancora abbastanza alto per tornare davanti, Marco è rimasto intrappolato in una vallata stretta e boscosa dove, dopo una decina di minuti, l’ho infine perso di vista.

Con un po’ di fatica ho scavalcato il crinale ed ho percorso una valle in leggero sottovento fino ad arrivare a San Giustino Valdarno; sul tragitto ho ignorato una termica abbastanza robusta, ma non sapendo che fine avesse fatto Marco ed essendo stato l’ultimo a vederlo, la mia priorità era andare a terra ed informarmi sul suo stato.

Per atterrare ho dovuto per forza scegliere un campetto in sottovento; quando sono arrivato a 10 metri da terra le piante agli estremi del campo erano piegate dal vento in direzioni opposte, ho preso una bella sciaguattata e sono atterrato abbastanza duramente sul sedere, ma niente di preoccupante. Ho subito preso il telefono per chiamare gli altri del gruppo, ma mi sono accorto con orrore che la batteria era quasi a zero! L’ho messo in standby per risparmiare più possibile energia, ho rifatto la vela e mi sono diretto al bar più vicino, giusto dietro l’angolo.

I ragazzi del locale il Bello Il Buono Il Cattivo, nonostante si siano visti avvicinare da uno strano personaggio con un cappello da bovaro ed uno zaino più grande di lui che chiedeva “scusate, dove siamo?”, invece di chiamare la neuro si sono fatti in quattro per aiutarmi: hanno provato a trovarmi un caricabatterie per il telefono, mi hanno fornito carta e penna per tirare giù i numeri dal mio ed infine mi hanno prestato un loro telefono per chiamare Giovanni.

Per fortuna Marco ce l’aveva fatta ad atterrare sano e salvo a Talla, ed aveva anche trovato un passaggio per venire proprio a San Giustino dove ero io, quindi ho potuto rilassarmi, raccontare il volo ai ragazzi del locale ed aspettare il recupero.

Come primo volo di cross country è stato senz’altro una bella avventura!

Un ringraziamento a Giovanni ed Andrea per il recupero, a Marco per la compagnia in volo, a Paolino ed agli Uccellacci per il tifo e la compagnia in decollo, ai ragazzi del locale per la disponibilità ed a Giancarlo per aver fatto, dal Trentino, da ponte radio per avvertire la Cri che ero sano e salvo, seppure in ritardo per la cena 😛

Qui le tracce sovrapposte mia e di Marco.

…ma qualcuno non aveva detto che le basi erano a 800 metri?

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