Nei giorni scorsi io e la Cri siamo stati a fare un giro in valle Antrona, che è una delle valli laterali della val d’Ossola (zona famosa prevalentemente per la lettera D di Domodossola).

Il percorso, che parte dal lago di Antrona, passa dalla diga di Campliccioli, raggiunge la diga del Cingino e poi quella di Camposecco, si sviluppa approssimamente su 1450 m di dislivello distribuiti su 27 km, anche se non ho la misura precisa perchè mi è finita la batteria del telefono e non ho potuto completare la traccia GPS. Il sito da cui abbiamo tratto la guida specifica circa 24 km, ma credo che non tenga conto dei 3 km percorsi in un tunnel, dove il GPS non funziona.

La difficoltà tecnica del percorso non ci spaventava ma lo scarso allenamento si, per cui abbiamo deciso (saggiamente) di dividere l’itinerario in due pezzi, pernottando al bivacco del Cingino.
La salita è cominciata molto dolcemente ed è proseguita allo stesso modo per diversi kilometri, fino ad arrivare ad uno strappo abbastanza deciso che in breve ci ha portato ai 2200 m della diga del Cingino. Le persone incontrate sulla via non mancavano mai di informarci di quanto fosse più ripido il sentiero dall’altra parte, facendomi preoccupare un po’ per le mie ginocchia marce inadatte alla discesa…
Il bivacco del Cingino è un hotel a cinque stelle! Una bellissima struttura in muratura dotata di una quindicina di posti letto con materasso, guanciale e coperta, un ampio tavolo per mangiare ed anche un fornellino a gas da campeggio.
Sostanzialmente non importava portarsi il sacco a pelo, e se avessimo portato una bombolina di gas avremmo anche potuto farci un thè, un caffè o una minestrina liofilizzata.
Accanto al bivacco c’è una bella fontana di acqua freschissima, potabile ma non molto dissetante in quanto povera di minerali.
Al bivacco abbiamo conosciuto Annamaria ed Ambrogio, una coppia di simpaticissimi circa-sessantenni in forma splendida, podisti di alto livello, che pur di non dover condividere lo stesso tetto coi miei profumatissimi piedi, hanno montato una tendina fuori ed hanno pernottato lì.

A poche centinaia di metri dal bivacco abbiamo potuto ammirare il curioso spettacolo degli stambecchi che si inerpicano sulla diga a leccare il salnitro che si forma sulle pietre.

La mattina ci siamo svegliati all’alba, abbiamo lasciato un biglietto ai nostri amici podisti (che sicuramente ci avrebbero raggiunto sul percorso) e ci siamo incamminati verso Camposecco.
Una buona parte del percorso si effettua all’interno del tunnel di una condotta a pressione, camminando a tratti su delle passerelle per evitare di bagnarsi i piedi. Il tunnel ha un sistema di illuminazione che si accende dalle estremità, ma è comunque raccomandato dotarsi di una torcia propria, per non trovarsi al buio pesto.
Una volta usciti dal tunnel si percorre per il vecchio tracciato di una ferrovia in disuso, inizialmente pianeggiante ma che poi assume una pendenza al limite del ridicolo!

Il lago di Camposecco è decisamente più bello da vedere di quello del Cingino, ma il bivacco è nettamente inferiore, giusto una baracca di lamiera con una manciata di posti letto accatastati.
Da Camposecco abbiamo cominciato la discesa, che si è rivelata davvero molto ripida, ma non così terribilmente pericolosa come ci avevano preannunciato. Le ginocchia tutto sommato ce l’hanno fatta abbastanza bene!

Una volta tornati a valle abbiamo concluso la gita assaggiando una delle specialità locali: i castagnocchi ossolani.