Il nostro viaggio in Argentina si è svolto all’inizio del 2007, tra Gennaio e Febbraio, mentre là è estate piena.

La Lingua

Una parola va spesa in anticipo riguardo alla particolare pronuncia Argentina, che potrebbe mettere in difficoltà chi arriva con un bagaglio di Castillano standard; le principali differenze che si notano sono queste:

  • la LL, che in Spagna si pronuncia GL come in aGLio, in Argentina diventa una specie di G morbida, come in parmiGiano
  • la Y diventa a sua volta una G, ma più strascicata, quasi una J

La parola Castillano sarà quindi pronunciata come Castigiano, e il mese di Mayo sarà Magio.
Per il resto, date le numerosissime contaminazioni dall’Italiano, intendersi è una passeggiata. Tra le contaminazioni c’è da fare attenzione al saluto, che è ciao (o meglio chau) ma solo quando si va via, non quando si arriva!

Muoversi

Il volo è stato effettuato con la compagnia Iberia che, prenotando con quasi sei mesi di anticipo, si è rivelata molto economica. Partenza da Pisa, scalo a Madrid e poi via fino a Buenos Aires.
L’itinerario che abbiamo scelto di fare si è dipanato per circa 12.000 km attraverso quasi tutto il paese, è stato effettuato in un mese pieno e tranne circa 2000 km in auto, il resto è stato percorso tutto in autobus.
C’è da dire che gli autobus granturismo argentini sono molto più comodi ed economici degli standard italiani, sembra quasi di viaggiare in aereo.
Se da un lato per pianificare un viaggio può essere sufficiente una mappa ed un righello, dato che le strade sono pressochè rettilinee e si può considerare tranquillamente una velocità media di 100km/h, dall’altro è praticamente impossibile organizzare delle coincidenze tra gli autobus, che sono gestiti da una miriade di piccole compagnie locali assolutamente non interconnesse tra loro. L’unica via praticabile, nella maggior parte dei casi, è quella di spostarsi da una città maggiore ad un’altra e poi da là organizzare la tappa successiva.
In ogni caso, viaggiando in autobus si apprezza molto di più il paesaggio, ed anche la vita, venendo a diretto contatto con le abitudini locali.
È consigliato coprirsi bene per difendersi dall’aria condizionata e tenere a portata di mano un sacco a pelo, se si viaggia di notte.

Di seguito le tappe del nostro viaggio:

Buenos Aires

Comunemente chiamata dagli Argentini Capital Federal per distinguerla dalla regione di Buenos Aires, e normalmente abbreviata come BsAs, è una metropoli impressionante, c’è tutto e più di tutto, a partire dalla povertà dei cartoneros, che si sono inventati il mestiere di raccogliere scatole di cartone per vivere, per arrivare allo sfarzo ultramoderno di vetro ed alluminio del quartiere di Puerto Madero.
Tappe consigliate a BsAs sono i quartieri di San Telmo, La Boca, Puerto Madero e un giro a Palermo, il quartiere più grande; c’è un parco nel quale abbiamo camminato per un’ora nella stessa direzione, e non abbiamo visto la fine!
Nel quartiere della Boca può essere utile affacciarsi in una delle viuzze secondarie, per rendersi conto delle reali condizioni di vita e non farsi ingannare dalle facciate linde e colorate delle vie principali, ma bisogna sempre tenere a mente che la gente di lì è povera ed ha fame, e non bisogna tentarla con lo sfoggio di oggetti preziosi quali per esempio le macchine fotografiche digitali. Non farsi vedere troppo succosi, insomma…
Obbigatorio mangiare un Bife de Lomo, per rendersi conto di cosa effettivamente significhi “carne tenera” e togliere una manciata di punti alla nostra beneamata Fiorentina…
Caldamente consigliata anche una serata in una milonga, il posto dove si balla (e dove è nato) il tango, anche solo per osservare le complesse dinamiche degli inviti e dei giri di danza e sentir parlare il Lunfardo, nel quale le sillabe delle parole vengono invertite e tango diventa gotàn.

Concordia

A Concordia ci siamo andati solo perché è dove abita la famiglia di Ignacio, il nostro amico argentino; non è una meta importante ma ha comunque i suoi lati interessanti: affacciata sul placido (in estate) fiume Uruguay, dista poche centinaia di metri dall’omonimo stato, nel quale nottetempo i giovani espatriano clandestinamente per andare a ballare.
La città è situata nella provincia di Entre Rios (detta anche Mesopotamia), i cui abitanti sono scherzosamente chiamati Panza Verde per via dell’abitudine di bere il mate più che in ogni altra provincia argentina.

San Ignacio – Iguazù

La provincia di Misiones risulta un po’ difficile da inserire in un percorso se si viaggia in autobus, dato che è praticamente incastrata tra Brasile e Paraguay, ma una visita alle cascate di Iguazù ripaga ampiamente della deviazione.
Prima di arrivare alle cascate ci si può fermare a San Ignacio, dove è possibile visitare i resti imponenti di una delle Missioni gesuite istituite in questa regione intorno al 1600.
La Catarata de Iguazù, alcune decine di km più a nord, è una delle mete più visitate dell’America del Sud, ma non vi aspettate le orde barbariche di turisti a cui siamo abituati in Europa, la cosa è molto più civile e diluita e l’unico posto dove c’è un po’ di coda è la stazione del trenino per raggiungere l’uscita, ma si può andare anche a piedi.
Il parco delle cascate è immerso nella foresta subtropicale e fin da subito, appena si abboccano i sentieri, salta agli occhi l’abbondanza di vita che, a cominciare dall’enorme numero di farfalle. Si potranno vedere varie specie di uccelli, numerosil lucertoloni lunghi anche due metri (sembrano coccodrilli, ma sono innocui) e se si è fortunati anche scimmie e tucani, il tutto in mezzo ad alberi enormi e bambù di 40cm di diametro!
Quando si arriva alle cascate sembra di essere in un altro mondo, si rimane storditi ed imbambolati a guardare tutti quei metri cubi d’acqua che vanno giù nella Garganta del Diablo, per accorgersi poi che dall’altro lato, i turisti brasiliani fanno esattamente lo stesso. È indispensabile portarsi un impermebile e qualcosa per proteggere le macchine fotogafiche dagli spruzzi.

Salta

Da Iguazù in autobus siamo andati direttamente a Salta, passando da Posadas e Corrientes.
Salta la linda è la città più grande del nord-ovest argentino, il clima è secco e fresco, l’atmosfera è piacevoe. È situata sulle preande ed è un’ottima base per visitare quest’area montana.
A Salta si può prendere un’auto a noleggio per fare l’anello Salta-Cafayate-Salta, circa 1.200 km di strade in due vallate con panorami mozzafiato. Il nostro mezzo è stato una Volkswagen Gol, che è una via di mezzo tra una Golf ed una Polo ed è in commercio solo in sudamerica; il contratto di noleggio prevedeva un chilometraggio limitato, ma pienamente sufficiente per il percorso.
Da Salta si punta a nord verso Jujui e poi oltre, in direzione Humahuaca, atraverso la omonima Quebrada, passando per l’incredibile Cerro de los Siete Colores a Purmamarca e (deviazione consigliata) spingendosi fino alla Salina, altopiano di sale bianco a perdita d’occhio nel quale è facile incontrare i Guanacos, parenti stretti dei Llama. Data la quota intorno ai 4.000 m, è consigliabile procurarsi un po’ di foglie di coca da masticare per combattere i giramenti di testa. Niente paura, è perfettamente legale!
Si pernotta ad Humahuaca, che è un paese dall’atmosfera molto particolare, e si riparte l’indomani alla volta di Cafayate, passando stavolta dalla mitica Ruta 40, che attraversa tutte le Ande da nord a sud.
Si attraversa la Quebrada de las Conchas (o Quebrada de Cafayate) in mezzo a voli di pappagalli verde-azzurri e, dopo 170 km di pista sterrata, si arriva infine a Cachi, paesino sperduto in mezzo al nulla da cui si riprende la strada asfaltata verso Salta.
Tra Cachi e Salta si percorre una surreale strada perfettamente rettilinea circondata da un’infinità di saguari degni dei migliori film western.

Talampaya e Ischigualasto

Proseguendo l’itinerario verso sud, sono degni di interesse i parchi di Talampaya e Ischigualasto, nelle province rispettivamente de La Rioja e San Juan.
Pur essendo in due province diverse, i parchi sono molto vicini e si possono visitare per mezzo di gite organizzate con base a La Rioja; quasi ogni hotel avrà a disposizione una sua agenzia di gite convenzionata, ma girando un po’ per la città se ne possono trovare di più economiche.
Il parco di Ischigualasto, detto a ragione Parco della Luna, presenta un paesaggio realmente lunare, con collinette grigie tondeggianti a perdita d’occhio. In questo parco viene praticata una forma molto argentina di archeologia: si aspetta che l’erosione del tempo porti in superficie i reperti ed una volta l’anno si fa una gita a raccoglierli.
Interessante la valle de las bochas, palle di pietra perfettamente sferiche che affiorano e si reimmergono nel terreno a seconda dell’erosione, la cui formazione ancora nessuno è riuscito a spiegare convincentemente; alcuni parlano addirittura di manufatti preistorici…
Se nel parco di Ischigualasto sembra di essere sulla Luna, in quello di Talampaya sembra di essere su Marte! Le formazioni di roccia rossa, erose dal vento a formare canyon e pinnacoli di tutti i tipi, sono state anche la casa di una antica popolazione indigena, come testimoniano le numerose incisioni rupestri.
Entrambi i parchi sono stati dichiarati patrimonio dell’umanità dall’UNESCO.
La zona è desertica e la temperatura non stenta a superare i 50°C, anche se non se ne ha una percezione immaediata a causa del clima molto secco; conviene portarsi una abbondante scorta d’acqua per reidratarsi ed un buon cappello parasole.

La Patagonia

Da la Rioja il nostro itinerario fa un bel salto e, eccettuata una breve sosta tecnica a Cordoba, siamo andati direttamente ad El Calafate, in piena Patagonia. “Direttamente” ha significato un viaggio di 52 ore con il pullman, a causa anche di un malinteso con l’addetto alla biglietteria, che mi aveva lasciato ad intendere 24 ore in meno… ad averlo saputo magari conveniva fare una tappa intermedia, magari a San Carlos de Bariloche. In realtà però non eravamo molto interessati a visitare quest’ultima città, dato che ci avrebbe riportato troppo “nella civiltà”: pare che sia molto simile a Cortina D’Ampezzo…
Quindi, 52 ore di pullman per arrivare a Rio Gallegos, un paio d’ore per aspettare la coincidenza e poi altre tre o quattro ore fino ad El Calafate, sul Lago Argentino.

El Calafate

El calafate ha un aspetto molto più turistico delle città del nord-ovest, nel senso che è pieno di negozi, agenzie turistiche ed attrazioni artificiali, ma è comunque un posto piacevole.
Da qui si può prendere un autobus per il Perito Moreno, uno degli ultimi ghiacciai attivi della terra (ancora per poco); sebbene ci siano molte agenzie che propongono la gita al ghiacciaio, andare in autobus costa meno e permette una maggiore libertà di starci qanto si vuole. Può sembrare strano, ma non ci si stanca mai di guardare ed ascoltare quella coltre di ghiaccio, aspettando sempre che da un momento all’altro se ne stacchi un blocco e precipiti nel lago sottostante. Il rumore è una cosa indescrivibile, si ha la percezione del movimento di milioni di tonnellate di ghiaccio, e se ne rimane ipnotizzati.
Purtroppo il Perito Moreno potrà essere considerato attivo ancora per poco, dato che a causa del riscaldamento globale sta rallentando sempre più la sua avanzata. Fino a vent’anni fa, ogni circa quattro anni, il ghiacciaio riusciva a collidere con la collina antistante, dividendo in due bacini il lago; il dislivello che si creava nelle acque, nel giro di pochi mesi, riusciva a vincere la barriera di ghiaccio e la distruggeva, con un fragore udibile fino dal Calafate, ma da vent’anni questo non accade più.
Se si ha tempo e disponibilità economica, molte agenzie propongono un trekking sopra al ghiacciao, ma i prezzi sono molto più elevati di quelli a cui ci si era abituati al nord…
Un’altra gita molto interessante è quella in barca sul lago, navigando in mezzo agli iceberg (o tempànos, come dicono qui) per visitare gli altri due principali ghiacciai della zona: Uppsala e Spegazzini, con una sosta a Baia Onelli nel mezzo. Purtroppo il tempo è raramente clemente nella zona dei ghiacciai, Perito Moreno compreso, quindi è d’obbligo coprirsi bene e portarsi un impermeabile, anche se al Calafate il tempo sembra buono.

El Chalten

Circa quattro ore di pullman a nord del Calafate si raggiunge El Chalten, l’indiscusso punto di riferimento per il trekking andino e la variante locale dell’alpinismo, l’andinismo.
Affogato in una vallata tra stupende vette e pareti a strapiombo, il paese ha vagamente l’aria di una di quelle basi polari che si vedono nei film, composto com’è da edifici di tutti i tipi: case in muratura, baracche a volta di lamiera, capanne di legno col tetto spiovente…
Dal Chalten si dipartono numerosissimi sentieri ed itinerari accessibili a tutti i tipi di preparazione fisica; quello scelto da noi, alla Laguna de los Tres, sarebbe stato mediamente impegnativo, se non fosse stato prontamente prolungato da un colpo di genio di me medesimo, che ci ha portato a casa belli stanchi!
Il sentiero, partendo dal confine dell’area urbana, per così dire, ci ha portato ad attraversare il campeggio libero in quota che fa da campo base a innumerevoli spedizioni di roccia, ma anche ad un numero ancor maggiore di campeggiatori naturalisti. Superato il campeggio si sale ancora fino ad arrivare, dopo un’estenuante pettata ripidissima, alle pendici del monte FitzRoy, una delle vette forse più fotografate del mondo. Lo spettacolo sicuramente vale la salita!
Inutile tentare di refrigerarsi i piedi nel lago glaciale, non si riesce a resistere per più di tre secondi 😀
Il colpo di genio è venuto al ritorno, quando ho pensato che potevamo prendere una deviazione e tornare a casa passando dall’altro lato delle lagune, con la possibilità di affacciarsi nella vallata adiacente e vedere l’altro monte simbolo della zona, l’inviolabile Cerro Torre. Purtroppo il Cerro Torre non si è degnato di uscire dalle nuvole per farsi vedere da noi, ma la gita è stata comunque molto piacevole, compreso l’allungamento.

Peninsula Valdés

Dalla Patagonia tornando verso nord lungo la costa, è obbligatorio fare tappa a Puerto Madryn, nei pressi della Peninsula Valdés: una delle più importanti riserve naturali del sudamerica.
Nei golfi formati dalla penisola, tra Dicembre e Gennaio vanno a partorire le balene; la penisola stessa è casa di leoni di mare ed elefanti marini, e se si è fortunati si può riuscire a vedere anche qualche orca.
L’accesso alla penisola è regolamentato e sottoposto al pagamento di un biglietto, dal prezzo irrisorio pe ri locali ed un po’ più alto per i turisti. Anche qui si trovano numerosissime agenzie che organizzano le visite, ma la soluzione che abbiamo preferito è stata quella di trovare un privatista, forse anche abusivo, che ci ha portato a fare la gita per una cifra leggermente più bassa di quella delle agenzie, ma soprattutto senza la tabella di marcia forzata da quest’ultime imposta. Anzi, con Josè, la nostra guida, eravamo liberi di fermarci anche nel mezzo al nulla per fotografare una martinetta sul ciglio della strada!
Ci siamo trovati talment ebene con josè, che l’abbiamo prenotato anche per il giorno dopo, per l’escursione a Punta Tombo, detta la pinguinera nacional per via della numerosissima colonia di pinguini di Magellano che vi nidificano. Ecco, i pinguini sono veramente una cosa surreale, se non ci si va nel mezzo non ci se ne rende conto. I sentieri del parco sono esattamente nel mezzo della colonia, si cammina tranquillamente tra i pinguini, limitati solo dalle recinzioni. Limitati noi esseri umani, perchè i pinguini passano sotto alle recinzioni a vanno dove vogliono; dopo tutto sono a casa loro!
Insieme ai pinguini si possono vedere anche altri animali, come i Choique, dei piccoli struzzi, alcuni roditori e gli onnipresenti Guanacos.
Anche questo paradiso terrestre sta venendo messo a repentaglio dall’uomo: l’innalzamento della temperaura globale ha abbassato la pescosità delle acque di questa zona, e la colonia di pinguini sta diminuendo paurosamente ogni anno. Inoltre un circolo di eventi legati alla presenza di discariche di rifiuti sta dando luogo ad un fenomeno particolare per cui i gabbiani vanno a mangiare la pelle tenera dei piccoli di balena che dormono in superficie, causando loro lo stress che spesso li porta ad arenarsi. Maggiori informazioni al riguardo si possono trovare presso l’Ecocentro di Puerto Madryn.

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