Molto spesso chi è alle prime armi con l’installazione di sistemi GNU/Linux ha la tendenza a fidarsi delle scelte preimpostate nel programma di installazione, ma non sempre questa è la scelta migliore: se lo spazio sul disco lo consente, con pochi minuti ed un pizzico di attenzione in più, è possibile impostare uno schema di partizioni “a prova di reinstallazione”.

Nei sistemi GNU/Linux (Ubuntu in questa guida) è possibile “agganciare” una partizione al posto di una cartella, sostituendone il contenuto; nel nostro caso ci interessa far sì che questa operazione venga eseguita per la cartella /home, quella che contiene i dati e le impostazioni dei singoli utenti del sistema.

Il vantaggio che si ottiene sostituendo una partizione alla cartella /home è che si svincolano di fatto i file degli utenti dai file di sistema, rendendo possibile effettuare una futura eventuale installazione da zero del sistema (cosa abbastanza frequente quando si è nuovi del mestiere…) rapidamente ed in maniera indolore, senza perdere né i dati, né le impostazioni (account di posta elettronica ed IM, preferiti del browser… addirittura il tema grafico e lo sfondo della scrivania!).

Il caso che sto per illustrare in questa guida è il più semplice: un disco vuoto da dedicare interamente ad Ubuntu.
Una volta capito il concetto lo si potrà applicare facilmente anche se sono già presenti partizioni di altri sistemi operativi, come per esempio windows; basterà farsi spazio ed agire nello spazio libero.

Dato che un’immagine vale più di cento parole, la guida sarà molto “grafica”; cominciamo!

Durante la normale installazione di Ubuntu, dopo aver impostato lingua, tastiera e fuso orario, viene chiesto come utilizzare il disco e dove installare Ubuntu. Si scelga di specificare manualmente le partizioni e si prema Avanti.

Viene attivato l’editor delle partizioni. Nel nostro caso il disco era “vergine” e quindi si procede creando una nuova tabella delle partizioni; nell’eventualità  che il disco sia già “abitato” da un altro sistema operativo, si manterrà la tabella delle partizioni esistente e si seguirà il resto della guida facendo riferimento allo spazio libero in cui si sta per installare Ubuntu.

La creazione di una nuova tabella delle partizioni è un evento distruttivo, se ci sono altre partizioni sul disco queste verranno inevitabilmente e definitivamente eliminate!
(non è vero, se ci si ferma qui spesso è possibile recuperarle, ma il mio intento adesso è di mettere bene in guardia contro un click maldestro🙂 )
Se si è sicuri di quello che si sta facendo, si clicchi su Continua e si prosegua al passo successivo.

A questo punto il nostro disco è pronto per il partizionamento vero e proprio. Cliccando col destro sullo spazio libero si aggiunga una partizione.

La partizione che imposteremo per prima è la root, quella in cui alloggeranno il sistema e tutti i programmi; in questo caso ho scelto di assegnarle 8 GigaByte, che sono una dimensione ragionevole per poter installare un sacco di programmi senza doversi preoccupare che finisca lo spazio. Sconsiglio in ogni caso di scendere sotto i 5 GB se non si vogliono avere in futuro problemi in caso di aggiornamenti di versione.
Per il filesystem ho scelto di usare ext4, se non ci si fida delle cose troppo nuove si scelga pure ext3. La scelta di filesystem più esotici la riserviamo ad utenti più esperti che non hanno bisogno di questa guida😉
Si noti che il punto di mount è impostato come / , che significa che la nostra partizione verrà montata (agganciata) alla base delle cartelle del sistema.

Come si può vedere anche dalla barra colorata in alto, adesso c’è una parte del disco assegnata ad una partizione, i cui dati sono riepilogati nella lista subito sotto, e c’è un’altra parte del disco che ancora è libera. Si proceda come prima, aggiungendo un’altra partizione.

Questa volta la partizione che imposteremo è di un tipo particolare: l’area di swap. Per chi proviene da windows, questo è grossomodo l’equivalente del famigerato file di paging: un’area del disco che serve a supplire alle eventuali carenze di RAM del PC, facendo da appoggio temporaneo. Una volta si tendeva a destinare a questa partizione un’area pari al doppio della RAM in dotazione al sistema, ma dato che nei computer moderni la memoria abbonda, il mio consiglio è quello di fare miglior uso dell’hard disk, riservando allo swap al massimo l’equivalente della RAM. Personalmente lo tengo ancora più piccolo, limitandolo ad un solo GigaByte.
La partizione di swap non ha punto di mount, viene usata dal sistema senza montarla.

In questo caso l’area di swap si è venuta a trovare direttamente accanto alla partizione di sistema, ma l’ordine non è importante a meno che non si stia pianificando in futuro di cambiare le dimensioni delle partizioni, ma in questo caso probabilmente non si sta leggendo questa guida😀
Si può notare che i “nomi” delle partizioni sono saltati direttamente da /dev/sda1 a /dev/sda5: questo perchè nel nostro caso la partizione di sistema è stata creata come primaria, mentre quella di swap come logica, ed i numeri da 1 a 4 sono riservati alle quattro partizioni primarie che al massimo può avere un qualsiasi hard disk. Un’analisi più approfondita del disco rivelerebbe che accanto alla partizione primaria di sistema esiste una partizione estesa al cui interno alloggia l’area di swap, ma questo esula dal contenuto di questa guida. Si proceda fiduciosi aggiungendo un’altra partizione (logica anche questa) nello spazio libero rimasto.

Eccoci giunti alla famosa partizione riservata alla /home!
Si dedichi a questa partizione la maggior parte dello spazio disponibile, dato che è qui che andranno a finire tutti i nostri file, documenti, fotografie, musica, email… tutto quello che facciamo col computer insomma!
Per la scelta del filesystem valgono le considerazioni di cui sopra, io ho di nuovo scelto ext4 ma va benissimo anche ext3.
Prestare particolare attenzione all’impostazione del punto di mount, che deve essere /home , se si vuole che tutto quello che si è fatto finora abbia un senso.

Si è adesso pronti per scrivere le modifiche sul disco, rendendole effettive.
Si dia un’ultima occhiata per vedere se tutto è a posto; se c’è qualcosa che non va si può sempre tornare a modificare la partizione selezionandola e premendo Modifica, oppure selezionandolo dal menu del tasto destro.
Quando si è soddisfatti dello schema di partizioni ottenuto, si prema su Avanti e si prosegua normalmente col resto dell’installazione di Ubuntu.

Se in futuro ci sarà bisogno per un motivo o per un altro di reinstallare tutto il sistema da zero, ripetendo le operazioni qui sopra sarà sufficiente selezionare le partizioni esistenti (una per volta), premere Modifica, specificare i punti di mount ed i filesystem nello stesso modo usato la prima volta ed aver cura di vistare la casellina “Formattare?” solo per la partizione di sistema (root o / ).

Ci tengo a chiarire che questa procedura, come tutte quelle in cui si va a toccare la struttura di un disco, non è esente da rischi (pensate che succede se mentre si formatta il disco salta la corrente…) ed un backup dei dati è sempre caldamente consigliato prima di mettersi a giocare con le partizioni (sarebbe buona abitudine farlo abbastanza spesso comunque).
Non mi assumo alcuna responsabilità per eventuali perdite di dati, di tempo o di pazienza!

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