Nei giorni scorsi sono stato con Giovanni a volare a Poggio Bustone; la gita è stata organizzata un po’ in fretta e furia, quindi non abbiamo trovato nessun altro per accompagnarci, ma intanto abbiamo capito come funziona il posto e la prossima volta ci torneremo in forze.

L’organizzazione dei club a Poggio Bustone è eccezionale, c’è addirittura un bar con sedie a sdraio e piscina all’atterraggio, e ben due navette che fanno la spola col decollo ad un prezzo molto ragionevole.

Il decollo è molto ripido, con un vento fortemente influenzato dalle bolle di termica che si staccano dal pendio sottostante e quindi abbastanza allegro.
Per decollare bene è necessario che si verifichi almeno una delle seguenti condizioni:

  • vento leggero e condizioni deboli
  • vela molto docile e facile da gestire
  • ottimo controllo della vela a terra

Non disponendo di alcuna di queste, i tre voli che ho fatto li ho cominciati con tre belle capriole, nella prima delle quali ho coinvolto anche Giovanni, fortunatamente senza conseguenze.
Da parte sua, Giovanni non è che abbia fatto dei bellissimi decolli… in definitiva non abbiamo fatto una gran bella figura, meno male che i toscani sono sempre simpatici a tutti ed abbiamo mascherato bene la cosa 😛

In volo le termiche sono generose, anche se non sempre molto docili, ed offrono la possibilità di quote notevoli; noi abbiamo raggiunto circa i 2600 m, ma i locali ci hanno detto che non è raro sfiorare i 4000!

Non conoscendo il posto, ci siamo spostati poco lontano dall’atterraggio, ma ci siamo fatti l’idea che si possano fare delle girate interessanti.
Il volo più divertente è stato il pomeridiano di Sabato: siamo riusciti a decollare più o meno insieme ed abbiamo fatto tutto il volo in compagnia, girellando per i monti e la piana e concordando la rotta via radio. Alle 8 passate, con le luci di Poggio Bustone già accese, c’era ancora gente in volo!

L’unico problema che c’è stato è dovuto alla siccità, che ha reso il suolo del decollo polveroso e friabile, ed ora abbiamo polverose e terrose anche le vele, toccherà armarsi di spugna umida e pulirle, ma farsi quasi 50 m² di tessuto piano piano a mano è un bel lavoraccio…

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Nei giorni scorsi io e la Cri siamo stati a fare un giro in valle Antrona, che è una delle valli laterali della val d’Ossola (zona famosa prevalentemente per la lettera D di Domodossola).

Il percorso, che parte dal lago di Antrona, passa dalla diga di Campliccioli, raggiunge la diga del Cingino e poi quella di Camposecco, si sviluppa approssimamente su 1450 m di dislivello distribuiti su 27 km, anche se non ho la misura precisa perchè mi è finita la batteria del telefono e non ho potuto completare la traccia GPS. Il sito da cui abbiamo tratto la guida specifica circa 24 km, ma credo che non tenga conto dei 3 km percorsi in un tunnel, dove il GPS non funziona.

La difficoltà tecnica del percorso non ci spaventava ma lo scarso allenamento si, per cui abbiamo deciso (saggiamente) di dividere l’itinerario in due pezzi, pernottando al bivacco del Cingino.
La salita è cominciata molto dolcemente ed è proseguita allo stesso modo per diversi kilometri, fino ad arrivare ad uno strappo abbastanza deciso che in breve ci ha portato ai 2200 m della diga del Cingino. Le persone incontrate sulla via non mancavano mai di informarci di quanto fosse più ripido il sentiero dall’altra parte, facendomi preoccupare un po’ per le mie ginocchia marce inadatte alla discesa…
Il bivacco del Cingino è un hotel a cinque stelle! Una bellissima struttura in muratura dotata di una quindicina di posti letto con materasso, guanciale e coperta, un ampio tavolo per mangiare ed anche un fornellino a gas da campeggio.
Sostanzialmente non importava portarsi il sacco a pelo, e se avessimo portato una bombolina di gas avremmo anche potuto farci un thè, un caffè o una minestrina liofilizzata.
Accanto al bivacco c’è una bella fontana di acqua freschissima, potabile ma non molto dissetante in quanto povera di minerali.
Al bivacco abbiamo conosciuto Annamaria ed Ambrogio, una coppia di simpaticissimi circa-sessantenni in forma splendida, podisti di alto livello, che pur di non dover condividere lo stesso tetto coi miei profumatissimi piedi, hanno montato una tendina fuori ed hanno pernottato lì.

A poche centinaia di metri dal bivacco abbiamo potuto ammirare il curioso spettacolo degli stambecchi che si inerpicano sulla diga a leccare il salnitro che si forma sulle pietre.

La mattina ci siamo svegliati all’alba, abbiamo lasciato un biglietto ai nostri amici podisti (che sicuramente ci avrebbero raggiunto sul percorso) e ci siamo incamminati verso Camposecco.
Una buona parte del percorso si effettua all’interno del tunnel di una condotta a pressione, camminando a tratti su delle passerelle per evitare di bagnarsi i piedi. Il tunnel ha un sistema di illuminazione che si accende dalle estremità, ma è comunque raccomandato dotarsi di una torcia propria, per non trovarsi al buio pesto.
Una volta usciti dal tunnel si percorre per il vecchio tracciato di una ferrovia in disuso, inizialmente pianeggiante ma che poi assume una pendenza al limite del ridicolo!

Il lago di Camposecco è decisamente più bello da vedere di quello del Cingino, ma il bivacco è nettamente inferiore, giusto una baracca di lamiera con una manciata di posti letto accatastati.
Da Camposecco abbiamo cominciato la discesa, che si è rivelata davvero molto ripida, ma non così terribilmente pericolosa come ci avevano preannunciato. Le ginocchia tutto sommato ce l’hanno fatta abbastanza bene!

Una volta tornati a valle abbiamo concluso la gita assaggiando una delle specialità locali: i castagnocchi ossolani.

La notte tra sabato e domenica l’ho passata, in compagnie di alcuni amici volatori, sulla vetta del monte Sumbra, con l’intenzione di scendere in volo la domenica mattina.

La squadra era composta da: Marco il Presidente, Roberta, Gabriele, Moreno ed ovviamente me.

La salita non è stata facilissima, 350 metri di dislivello da salire con circa 22 Kg di zaino sulle spalle (l’attrezzatura da volo più quella da bivacco), ma in circa un’ora e mezza ce l’abbiamo fatta.
Non soddisfatti, dopo aver piantato le tende siamo tornati giù al primo bosco raggiungibile a raccogliere un po’ di legna da ardere, con la quale ci siamo scaldati due volte.

La notte l’abbiamo passata guardando le stelle (cadenti e non, soprattutto Vega) e bevendo thè freddo (di marca Glen Grant), poi ci siamo rifugiati nell’accampamento che avevamo allestito: Marco e Moreno nelle rispettive due tende, io Gabriele e Roberta nella cuccia del cane (chihuahua) di quest’ultima, dove siamo riusciti ad entrare solo grazie all’aiuto dei fumi dell’alcol.

La mattina mi sono partorito fuori dalla tenda giusto in tempo per vedere l’alba, mentre per svegliare gli altri io e Marco abbiamo pensato bene di aspettare un’ora troppo tarda per l’alba ma ancora abbastanza presto per rompere le scatole 😀

Verso le 10 sono arrivati anche Massimone (il padre di Gabriele) e Mosè, venuti appositamente per fare il volo.
Purtroppo era già entrata un po’ di brezza di mare, quindi per il decollo ufficiale c’era un leggero vento da dietro, intervallato da deboli sbuffi di termica.
La mia idea di decollare sul versante ovest e poi girare subito intorno alla vetta e rientrare nella vallata di Vagli è stata cassata subito come “troppo ardimentosa e pericolosa”, quindi ci siamo adattati a decollare fronte pendio prima che il cielo si velasse troppo e le bolle davanti venissero sopraffatte dalla brezza da dietro. Risultato: planatona; bella e suggestiva, ma pur sempre planata.
Circa mezz’ora dopo che eravamo atterrati, il cielo si è aperto ed hanno cominciato a formarsi dei bei cumulotti sopra alle vette…

Dopo aver pranzato al ristorante a Vagli ed aver recuperato Mosè che si era perso nel bosco (e meno male che doveva guidare il popolo di là dal mar Rosso…) abbiamo cominciato a  rincasare, ma passando da Marlia ho visto in aria la vela di Maurizio e mi sono fermato ad aspettarlo in atterraggio.
In terra a piegare le vele c’erano altri Bovi ed anche Bracino, da cui ho appreso che la mia idea di decollo dal Sumbra è in realtà lo standard, a meno che non ci sia vento meteo da Nord-Est!

Vabbè, la prossima volta lo so ed aspetterò che maturino le condizioni senza farmi spaventare dalla brezza di mare “da dietro”; ormai stavolta è andata così, ma ci siamo divertiti lo stesso!

Ieri ero a Castiglione della Pescaia a far visita ai nipotini in vacanza, e visto che le previsioni mettevano vento forte, ho pensato bene di dare una rispolverata all’attrezzatura da windsurf.

La località è particolarmente inospitale per questo sport: è praticamente impossibile parcheggiare legalmente ad una distanza accettabile dalla spiaggia per trasportarci la roba, e di tutti i Km di spiaggia disponibili, l’unico corridoio di uscita è davanti alla scuola di vela, in ogni altro posto si rischiano i fischi dei bagnini anche trainando l’attrezzatura a nuoto.

Nonostante ciò, sono riuscito a rimettere in acqua la Mistral Razor da 89 litri e la vela Ezzy da 4.7 m²; all’inizio ero un po’ “leggero”, il poco vento rafficato faceva a malapena planare chi era fuori con una 6.2, ma dopo un po’ le condizioni sono rinforzate e sono riuscito a fare delle belle planate.
Di manovre neanche l’ombra, ma dopo quasi tre anni di inattività sono rimasto comunque molto soddisfatto dalla mia prestazione, credevo peggio! 🙂

Dopo l’avventura della scorsa settimana, ho deciso di dotarmi di un dispositivo indispensabile per i voli di cross country o comunque tutte quelle situazioni in cui la batteria del cellulare può avere un ruolo critico nella sopravvivenza: un caricabatteria a manovella!

Per la modica cifra di 6€ spedizione compresa mi aspettavo una cosa molto più schifosetta, invece sono rimasto positivamente sorpreso. Non è certo una cosa indistruttibile fatta per durare nei secoli, è comunque un plasticone e la manovella non ha l’aria molto robusta, ma ha l’aria di essere stato fatto con criterio.

L’ho collegato al telefono e, girando la manovella, appare l’icona di carica, però devo ancora verificare quanto carichi effettivamente, sto aspettando di arrivare in fondo alla batteria; appena faccio la prova aggiorno l’articolo.

UPDATE: niente da fare, col telefono scarico al 3%, anche girando la manovella al limite della sua sopportazione meccanica, non si riesce a caricare sensibilmente la batteria. Peccato, esperimento fallito. 😦

Ieri a Massanera ci è inaspettatamente scappato un gran bel volo!

La giornata sembrava una di quelle in cui si sta tutto il giorno in decollo e poi si torna giù in macchina, ed infatti per molti è stata proprio così. Paolino è decollato per primo, abbastanza presto, ma ha fatto un buco clamoroso e non è neanche arrivato all’atterraggio ufficiale; io, Giovanni e Marco eravamo già imbracati e con la vela pronta, ma se un manico come lo Zanaboni aveva bucato, che speranze potevamo avere noi? Abbiamo rimesso le vele all’ombra e ricominciato il parlapendio.

Dopo un paio d’ore, durante le quali il vento era aumentato ma aveva cominciato a fare delle pause abbastanza lunghe, approfittando della momentanea assenza del Bovaro (il sottoscritto, quando ha in testa il cappello d’ordinanza), il Bove Giovanni è scappato in aria, andandosi un po’ ad infognare nella vallata a destra del decollo ma dimostrando che comunque si poteva decollare.

il Bovaro col cappello d’ordinanza

Io e Marco ci siamo scambiati un cenno ed alla pausa successiva del vento eravamo in volo: botte da orbi vicino al pendio, ventate improvvise che ti bloccavano l’avanzamento sparandoti 30 metri in alto ed a tratti si sentiva chiaramente la vela fremere preannunciando una chiusura. Un quarto d’ora di questa danza e decido di partire verso l’atterraggio, transitando prima sotto un bel cumulo: o aggancio lì, o fine del volo! Mi accorgo che Marco, un centinaio di metri alla mia destra, ha fatto la stessa scelta e quindi procediamo paralleli; lui ha un po’ più di fortuna e perde un po’ meno quota, ma non troviamo niente finchè non abbiamo quasi il culo per terra, a quel  punto sopra l’abitato di Reggello agganciamo una termica inizialmente deboluccia, ma dopo solo un paio di giri spettacolare, che ci ha riportato con valori anche di +5 m/s da meno di 600m dove eravamo, fino in base cumulo a 2350m! Mi è stato raccontato successivamente che Paolino, tornato in decollo, saltellava eccitatissimo facendo il tifo per noi esclamando “Incredibile, incredibile! Bravi ragazzi!” 🙂

Una volta raggiunta quella quota, dovevamo pur farci qualcosa, no? Non si sprecano i Doni Celesti! Marco mi grida “vieni dietro a me” e partiamo verso Sud, appesi alla strada di cumuli e con velocità che superavano anche i 60 km/h.
Con quelle velocità era scontato che non saremmo potuti mai tornare indietro controvento, ma questo mi ha fatto un effetto stranamente rilassante: abbiamo eliminato il problema di tornare all’atterraggio, adesso pensiamo a volare, poi si vedrà come fare.

Passato il Pratomagno ci siamo trovati un po’ scarrocciati dietro al crinale, e mentre io ero ancora abbastanza alto per tornare davanti, Marco è rimasto intrappolato in una vallata stretta e boscosa dove, dopo una decina di minuti, l’ho infine perso di vista.

Con un po’ di fatica ho scavalcato il crinale ed ho percorso una valle in leggero sottovento fino ad arrivare a San Giustino Valdarno; sul tragitto ho ignorato una termica abbastanza robusta, ma non sapendo che fine avesse fatto Marco ed essendo stato l’ultimo a vederlo, la mia priorità era andare a terra ed informarmi sul suo stato.

Per atterrare ho dovuto per forza scegliere un campetto in sottovento; quando sono arrivato a 10 metri da terra le piante agli estremi del campo erano piegate dal vento in direzioni opposte, ho preso una bella sciaguattata e sono atterrato abbastanza duramente sul sedere, ma niente di preoccupante. Ho subito preso il telefono per chiamare gli altri del gruppo, ma mi sono accorto con orrore che la batteria era quasi a zero! L’ho messo in standby per risparmiare più possibile energia, ho rifatto la vela e mi sono diretto al bar più vicino, giusto dietro l’angolo.

I ragazzi del locale il Bello Il Buono Il Cattivo, nonostante si siano visti avvicinare da uno strano personaggio con un cappello da bovaro ed uno zaino più grande di lui che chiedeva “scusate, dove siamo?”, invece di chiamare la neuro si sono fatti in quattro per aiutarmi: hanno provato a trovarmi un caricabatterie per il telefono, mi hanno fornito carta e penna per tirare giù i numeri dal mio ed infine mi hanno prestato un loro telefono per chiamare Giovanni.

Per fortuna Marco ce l’aveva fatta ad atterrare sano e salvo a Talla, ed aveva anche trovato un passaggio per venire proprio a San Giustino dove ero io, quindi ho potuto rilassarmi, raccontare il volo ai ragazzi del locale ed aspettare il recupero.

Come primo volo di cross country è stato senz’altro una bella avventura!

Un ringraziamento a Giovanni ed Andrea per il recupero, a Marco per la compagnia in volo, a Paolino ed agli Uccellacci per il tifo e la compagnia in decollo, ai ragazzi del locale per la disponibilità ed a Giancarlo per aver fatto, dal Trentino, da ponte radio per avvertire la Cri che ero sano e salvo, seppure in ritardo per la cena 😛

Qui le tracce sovrapposte mia e di Marco.

…ma qualcuno non aveva detto che le basi erano a 800 metri?

Nello scorso fine settimana ho fatto un paio di voletti niente male 🙂

Il primo, Sabato: decollo al solito dall’altopiano delle Pizzorne, giornata di termiche blu larghe e gentili ma comunque robuste. Faccio quota sopra al decollo e raggiungo i 1500 m sopra l’Angelo, poi visto che c’era in programma la grigliata serale a Diecimo, vado direttamente lì in volo, concedendomi anche alcune ravanate sul monte Bargilio ed un paio di escursioni verso la Val d’Ottavo che però non sono riuscito a raggiungere.

 

Il secondo, Domenica: Con Giovanni, Giancarlo e Marco siamo andati finalmente a volare nel Valdarno, dal decollo di Praticino.
La giornata prometteva abbastanza bene, nonostante un po’ di vento da ovest, ma poi si è rivelata essere superiore alle aspettative!
Decollo insieme a Giancarlo e giriamo insieme la prima termica, poi ci spostiamo indietro verso il crinale principale, dove un’altra termica ci porta ben oltre i 2000 m. Perdo di vista Giancarlo e mi inoltro sul Pratomagno, il cielo è una strada di cumuli per niente minacciosi ed oscillo tra i 1900 ed i 2600 metri di quota.
Trovandomi tutto solo sul Pratomagno, valuto di tornare indietro e risalire verso nord, dove vedevo numerose altre vele in base cumulo, e ritrovo Marco in una bella termicona sopra le pale eoliche di Reggello.
Purtroppo a quel punto il GPS mi ha mollato, quindi la traccia è interrotta circa a metà volo, ma mi sono inoltrato un pezzetto nel Casentino e poi sono andato ancora a nord oltre Reggello, per infine tornare con un bel traverso sulla piana all’atterraggio di Gravanella.
Un ringraziamento ai simpaticissimi Uccellacci locali per l’ospitalità e le dritte sul volo 🙂

A volte un colpetto di freno per correggere l’assetto della vela può essere sufficiente a trovarsi in aria, se il vento è sostenuto.
Mi è successo giusto ieri, per uscire dal twist ho dovuto far leva con le mani sulle bretelle:

Grazie a Gianca per la ripresa 😉

Per risolvere il problema della sicurezza nell’invio di dati sensibili da parte dei clienti all’Hotel Panorama, ho pensato che la soluzione migliore potesse essere quella di dotare l’albergo di una sua chiave GPG.
In occasione del PyCon, con l’abergo prenotato da orde di geek, la crittografia è stata utilizzata ampiamente e senza problemi, ma con la maggior parte dei clienti meno tecnologici la cosa era più problematica.

All’inizio avevo scritto una guida per l’uso di FireGPG, un estensione per Firefox, ma era comunque una cosa complicata: richiedeva un sacco di azioni da parte dell’utente e comunque dopo un po’ l’estensione è stata abbandonata, quindi ho dovuto cercare un’altra soluzione.

A questo punto ho trovato l’ottimo plugin per WordPress Subrosa, che consente la cifratura direttamente nel form di invio dell’email tramite javascript, l’utente deve solo premere un pulsante.
Per far funzionare il plugin, oltre ad impostarne i parametri ed inserire la chiave pubblica, bisogna modificare il codice di un qualsiasi form mail di wordpress e sostituire la chiamata alla funzione php mail() con una chiamata alla funzione ctsr_mail(); l’unico problema è che così diventano cifranti tutti i form mail presenti sul sito, mentre a me interessava che ce ne fosse uno solo.

La soluzione è stata quella di installare un plugin per mail aggiuntivo, accanto a quello “ufficiale”, ed applicare la modifica solo a quello.
La scelta del plugin da modificare è ricaduta su Zero Conf Mail, che ho riconfezionato col nome Encrypted Zero Conf Mail per evitare che un aggiornamento spensierato potesse spianarmi le modifiche.
Utilizzando lo shortcode di questo plugin invece che di quello principale, si può inserire un form mail attrezzato per la cifratura in qualsiasi pagina del sito.

Ulteriori modifiche che ho apportato sono state semplicemente alcuni accorgimenti tra CSS e javascript per nascondere nel form il pulsante invia finchè non è stato premuto il pulsante cifra, per evitare che un utente particolarmente distratto potesse inviare mail non cifrate pensando che partano comunque cifrate dal form.
Il risultato è qui.

Oggi, in una giornata che sembrava molto poco promettente, mi sono fatto un gran bel volo in Pizzorne!

Vicino al pendio c’era un po’ di turbolenza e mi è dispiaciuto vedere Andrea, dopo una chiusura, buttarsi quasi subito in vallata in arie più tranquille.
Tenendo duro, una volta superato il crinale, la rumba finiva e le termiche erano più tranquille, fino a circa 1500 m dove si incontrava unwind shear, sopra il quale il vento era da nord anzichè da sud-ovest come in basso.

Sono salito in una bella termica fino quasi a 2000 m (ed è stata la prima volta che ho raggiunto una quota del genere in Pizzorne) e da l’ mi sono buttato verso Lucca, sperando di trovare altro lungo la strada.
Purtroppo non c’era niente, giusto un +0.5 sopra al mulino, ma la quota mi è comunque bastata per arrivare a Lucca e farci un giretto sopra:

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Una volta atterrato in un pratone immenso accanto alle mura (per la gioia di alcuni bambini che erano lì a giocare) ho fatto un giro di telefonate per aggiornarmi sulla situazione: Andrea stava risalendo a prendere la macchina, Giovanni era atterrato a Diecimo e Nicola addirittura a Monsummano! Bel casino per i recuperi 😀

Mi sono avviato a piedi verso il viale del Brennero, ed una volta lì ho tirato fuori il pollice nella speranza di un passaggio; fortunatamente, dopo essere stato ignorato completamente da svariati furgoni e monovolume semivuoti, sono stato raccolto da due gentilissime e carinissime ragazze dell’Abetone con una macchinina talmente piccola che è stato difficile farci entrare la sacca della vela! 🙂